Il Cittadino
Autoritratto immaginario

Così mi viene da definire l’ultima creazione di Antonio Venditti, Albero secolare. Il protagonista Primo Lanterna non solo assomma tratti caratteriali riscontrabili, per chi, come me, lo conosca, nell’autore, ma anche quasi nessun tratto differenziale da lui: per questo parlo d’autoritratto.
Già il cognome evoca irresistibilmente lo strumento con cui Diogene cercava l’uomo in pieno giorno, e quindi la vocazione, fama e qualifica ufficiale di filosofo di Antonio Venditti. Il fatto che Primo viva spazialmente e temporalmente, ma non di molto, (a Roma anziché a Velletri, nato una quarantina d’anni prima) sfasato da quelli dell’autore, è un “puro, purissimo accidente”. L’autore sembra sottintendere: Se fossi vissuto lì ed allora avrei pensato, detto e fatto come Primo Lanterna.
Ho respinto la tentazione d’imputare quest’opera ad una gozzaniana nostalgia per le belle cose che potevano essere e che non sono state. Sia perché il protagonista non si solleva in nessun modo (carriera, successo, posizione sociale) dall’autore, sia perchè nulla è più lontano dallo spirito di questo libro del singhiozzante decadentismo. Ne concludo provvisoriamente che la causa di questo sdoppiamento mi resta misteriosa, ma non dispero di trovare una risposta in me, e perché no, dall’autore stesso.

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