Centane
Centane

Carissima Gea, avevo iniziato a leggere il tuo " Centane", ma avevo dovuto interromperne la lettura, mio malgrado, per una serie di motivi.
Avevo letto soltanto il primo capitolo che da solo mi aveva entusiasmato. Oggi riprendendo la lettura dall'inizio ho smesso solo dopo aver letto l'ultima pagina.
Se il primo capitolo mi aveva entusiasmato, i successivi, tutti uno dopo l'altro mi hanno commosso. La storia è dolcissima, tenera, struggente e tu l'hai raccontata disegnandone i contorni con i colori Procida ora forti, ora tenui ed infine cangianti.
Ma gli affondi negli animi dei personaggi li hai dipinti con i colori delle aurore dei tramonti e con ilblu della notte. Puoi immaginare la mia commozione nella scelta del nome Giulia e nella descrizione del Genovesi e di piazza del Gesù.
La tua giovane Giulia e l'immagine letteraria e personale che riporti nel libro, ti confesso mi ha strappato le lacrime. Il libro è bellissimo degno di partecipare e vincere un premio letterario, devo però farti un appunto: la tua prosa, dolcissima, incalzante ed immaginifica perché si avverte comeuscita dal tuo cuore, sarebbe forse stato meglio non fare entrare Roberto Saviano e le sue teorie su Napoli.
Saviano è estraneo alla tua classe di scrittrice ed alla cultura straordinaria che hai profuso con grande gusto e grande sensibilità nelle pagine del tuo libro e non può trovare posto in un romanzo così pieno di sentimenti.
Grazie perché mi hai consentito di leggere tanta bellezza e grazie per la commozione che mi hai suscitato, perché la commozione è medicina per l'anima.

Franco Russo

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