Il Sole 24 Ore on-line
La legislazione razzista in Italia e in Europa

Un giorno, all'improvviso, gli italiani si svegliano razzisti. E' il 14 luglio 1938. Quella mattina i giornali pubblicani, in prima pagina e con il massimo rilievo, il Manifesto della razza, un'abborracciata tavola dei comandamenti redatta da un gruppo di "scienziati" che esalta nella "purezza del sangue" l'esistenza di una pura razza italiana e prevede a nascita di un razzismo di Stato con un apparato di leggi e di comportamenti. Poco scientifico e molto miserevole, il Manifesto è ispirato da Mussolini, che di cala nei panni del razzista e dice: "Io sono un nordico, mia figlia ha sposato un etrusco, mio figlio una lombarda, io stesso mi sento affine agli inglesi e ai tedeschi". Se non fosse una tragedia sarebbe una farsa. Ma pochi giorni dopo l'ineffabile Starace illustra ai federali le conseguenze pratiche del Manifesto: gli ebrei devono essere allontanati dal copro etnico della nazione. Contemporaneamente partono i primi provvedimenti: si comincia col radiare gli ebrei dalle scuole, dagli uffici pubblici e dalle professioni, col vietare il rilascio e il rinnovo delle licenze di commercio, la vendita e l'acquisto di immobili, l'assistenza legale in caso di processi e si arriva a boicottare i matrimoni non ariani, a impedire i matrimoni misti e a proibire la pubblicazione di autori ebraici.La svolta è improvvisa e forzata. Gli ebrei sono ridotti al rango di diversi, di paria, di reietti. Il razzismo cala dall'alto e impone un antisemitismo che non ha radici nella cultura, nell'indole e nelle tradizione del Paese. In Italia non è mai esistito un problema ebraico: i 47mila ebrei sono ben inseriti e apprezzati dalla società italiana. Inutile dire che, al di là della vergogna morale, Mussolini commette un grosso errore politico.Gli italiani non capiscono che cosa gli ebrei abbiano fatto di male. Provano incredulità, perplessità, disagio, ripugnanza, ira. La reazione popolare è vasta e negativa: l'uomo dal "fiuto da bestia" questa volta non ha capito la sua gente. La stampa, naturalmente, si allinea con zelo, il re colpevolmente tace, i gerarchi, con l'eccezione di Balbo, De Bono e Federzoni, "marciano". Fra i razzisti italiani non tutti sono opportunisti o imbecilli: non lo è Giuseppe Bottai, non lo è nell'intimo, Mussolini, ma gli ebrei sono vessati e perseguitati. Potenza della politica. Della cattiva politica.Il razzismo italiano è un'assurdità, ma non nasce dal nulla. LK'uomo che nel '32 aveva definito il razzismo "una stupidaggine" lancia una campagna ignobile con freddo cinismo per compiacere l'alleato nazista. Quando, il 16 ottobre, approva la Carta della razza, formulata dal Gran Consiglio e dice "dobbiamo lottare senza misericordia contro gli ebrei", il duce imita il Fuehrer, pur senza eccessi e crudeltà. E' la prima deleteria conseguenza dell'Asse. Mussolini non vuole apparire accomodante agli occhi di Hitler e annulla una sfasatura che nuoce all'identità politica con il nazismo. Ma c'è di più: la questione razziale ha l'obiettivo di compattare il Paese trovandogli un nemico, di dare maggiore coerenza al progetto totalitario sferzando un popolo "molle", di stimolare disciplina e tensione morale, scatenare il furore ideologico e attrarre a sé i giovani fascisti delusi, secondo cui il fallimento della rivoluzione è prodotto dalla mancanza di una coscienza razziale.Insomma, quando, con la durezza del vincente, dice "basta pietismi verso gli ebrei", Mussolini in realtà ammette una sconfitta: quella della sua politica, la sua idea "geniale" di rendere gli italiani granitici, implacabili e odiosi. E invece no, sono troppo morbidi e bisogna "rompere loro le scatole", a costo anche di sacrificare ai dogmi la ragione e la morale. Il 28 novembre, a pochi giorni dall'approvazione della legge, il razzismo di Stato fa la sua prima vittima: Angelo Fortunato Formiggini, editore, intellettuale raffinato e amabile, si butta dalla torre della Ghirlandina, a Modena, spiegando il suo gesto con una lettera di straziante nobiltà. La stampa non pubblica la notizia. Starace commenta da par suo: "E' morto proprio come un ebreo: si è buttato da una torre per risparmiare un colpo di pistola". Mussolini è soddisfatto. "L'antisemitismo è inoculato nel sangue degli italiani. Continuerà a circolare e a svilupparsi": Solo ne '44 riconoscerà: "E' stato un errore". Ma a quel punto l'errore sarà già diventato orrore: dei 7-500 ebrei italiani deportati nei lager, solo 610 sopravviveranno.Sul tema delle leggi razziali in Italia e in Europa Sofia Bianconi ha scritto (con prefazione del professore Siro Centofanti) un libro di spessore, che è un viaggio, grazie a un'ampia ricostruzione storica, fra i meandri della legislazione anti-ebraica italiana, delle leggi discriminatorie del Terzo Reich e di quelle della Francia di Vichy, per approdare poi all'apartheid e alle discriminazioni di oggi. Il testo ("La legislazione razzista in Italia e in Europa") è profondo, documentato e frutto di una forte

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