Delitti di schiavitù e dignità umana
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SINTESI
La legge 11 agosto 2003, n. 228, ha riformulato i delitti di schiavitù previsti dagli artt. 600 e ss. c.p., introducendo nell’ordinamento penale una serie di modalità realizzative delle condotte criminose, in risposta alle plurime sollecitazioni di ammodernamento dell’arsenale penalistico provenienti dal contesto internazionale. Oltre ai tratti di novità della legge l’autore ha cercato di evidenziare il nucleo concettuale dell’illecito penale, individuandolo nel concetto di “dignità umana” che, annientata nel tradizionale rapporto servo–padrone, deve rappresentare per il penalista un bene percepibile in termini di chiara “afferrabilità”. Imprescindibile a questo proposito una riflessione an–ipotetica che solo il sapere radicalmente problematico della filosofia può propiziare. Questo l’impegno profuso nella ricerca, all’apice della quale il penalista si accorge di non poter non sottoscrivere, come capita all’autore alla fine del primo capitolo, l’adagio tedesco “Keine Strafrecht ohne Metaphisik”.Giovanni Caruso è dottore di ricerca in Filosofia del diritto, avvocato penalista, cultore di Diritto penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova. Collabora a varie riviste giuridiche e fa parte della redazione de «L’ircocervo», rivista elettronica italiana di metodologia giuridica, teoria generale del diritto e dottrina dello stato (www.filosofiadeldiritto.it).
pagine: 304
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-7999-827-7
data pubblicazione: Gennaio 2006
editore: Aracne
SINTESI
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