La nozione di potestas civilis e il rapporto tra Stato e Chiesa in Francisco de Vitoria
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SINTESI
Vitoria ha avuto il merito di porre le premesse per il superamento degli assolutismi teologico-politici dell’età medievale, dal clericalismo confessionale all’“imperialismo pagano”. Al Professore di Salamanca si deve la prima teoria giuridica che ha reso pensabile il pluralismo culturale e spirituale come ordinamento internazionale informato ai principi del diritto naturale e della dignità universale della persona umana. “A cavallo tra due epoche”, Vitoria ha cercato una sintesi possibile tra la via antiqua e la via moderna: da un lato ha tentato di rimanere fedele a san Tommaso d’Aquino e alla sua filosofia del primato dell’oggetto e dell’atto sulla facoltà ovvero del iustum sulla iustitia; dall’altro ha accolto l’impostazione soggettivistica del diritto cara al nominalismo e alla Scuola francescana. Sollecitato dalle vicende politiche americane e di fronte ai gravi interrogativi morali e giuridici sulla condotta coloniale della Spagna di Carlo V, Vitoria elaborò una teoria del potere fondato sulla dottrina del diritto naturale e su una prospettiva finalistica. Il rapporto tra Stato e Chiesa è da leggersi nell’ottica di una secolarizzazione more aristotelico che, Doctor Angelicus mediante, ricompone il dissidio tra naturalismo politico e sovrannaturalismo teologico. “Vino antico versato in otri nuove”, il genio di Vitoria ha saputo parlare al mondo che lo circondava all’insegna di una rinnovata apertura alle ragioni della libertà umana, della laicità della potestas civilis e del diritto della Chiesa di evangelizzare il mondo.
pagine: 476
formato: 14 x 21
ISBN: 978-88-548-7685-9
data pubblicazione: Ottobre 2014
editore: Aracne
collana: Cronogrammi | 19
SINTESI
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