Contributo allo studio del diritto sussidiario
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SINTESI
La ricerca affronta il problema se l’autonomia iniziativa dei cittadini singoli o associati, per lo svolgimento dell’attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà, ai sensi dell’art. 118 Cost., possa dar vita ad un vero e proprio diritto sussidiario e quale sia la collocazione sistematica di quest’ultimo rispetto all’ordinamento giuridico generale e quali i soggetti, la funzione e la struttura. Il tema, a fronte della copiosa letteratura sul principio di sussidiarietà, è stato sin qui sostanzialmente trascurato dalla dottrina, a parte un pregevole lavoro che inquadra, però, il tema solo nella teoria generale delle fonti. Sta di fatto che la communis opinio ritiene, da un lato, che i soggetti dell’attività sussidiaria siano i privati, dall’altro che l’attività sussidiaria abbia natura negoziale e, dall’altro ancora, che la sussidiarietà sia un criterio di ripartizione delle funzioni amministrative. Tutte queste tesi avanzate in dottrina sono messe in discussione dalla ricerca, partendo proprio dalla prospettiva ordinamentale del principio di sussidiarietà. In primo luogo, l’area, nella quale va collocata correttamente l’attività sussidiaria e, quindi, il diritto sussidiario, non è l’area dell’autonomia privata, né l’area della amministrazione pubblica ma una terza area rappresentata da uno “spazio pubblico”, autonomo sia rispetto all’autonomia privata sia rispetto alla amministrazione pubblica. Uno spazio pubblico nel quale, in una democrazia pluralista, la società civile deve, prima ancora di svolgere attività civica, fare sentire la propria voce come cassa di risonanza della comunità, come sistema di allarme sociale, come vera e propria resistenza civile di fronte all’arroganza dei poteri dominanti, in presenza di una graduale degenerazione e sclerosi delle istituzioni di democrazia rappresentativa. L’assorbimento, invece,della sussidiarietà nel privato taglia le ali all’interesse generale perseguito dalla sussidiarietà, mentre l’assorbimento di essa nella amministrazione pubblica bipolare taglia le ali alla libertà dei cittadini, come portatori di autonoma capacità e progettualità dell’interesse generale. Il secondo risultato della ricerca è che non sono i privati, ma i cittadini, intesi come public-inspired citizens, perché la ricerca rifiuta quale ossimoro l’espressione “privati-cittadini”. Alla cultura neo-liberista che esalta oggi la dimensione sociale dei privati, oltre quella individualista, l’autore replica che la persona, quando agisce nella sfera privata del mercato, agisce come singulus, mentre quando agisce, nella sfera pubblica, come cittadino agisce come universus e, perciò, come public-inspired citizen. Il terzo risultato della ricerca consiste nella prefigurazione di un diritto sussidiario che si colloca sistematicamente in un terzo spazio tra diritto privato e diritto amministrativo. Uno spazio di diritto pubblico, ma non di diritto amministrativo. Si costruisce, perciò, un diritto sussidiario come autonoma partizione del sapere giuridico, anche se correlato e raccordato all’ordinamento giuridico sovrano dello Stato, che ne rappresenta la cornice di necessario riferimento.
pagine: 144
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-548-5319-5
data pubblicazione: Ottobre 2012
editore: Aracne
collana: Quaderni del Dipartimento di Giurisprudenza | 13
SINTESI
INDICE
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