La pubblicistica italiana e la censura fascista
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SINTESI
Il fascismo ereditò dallo Stato liberale l’editto sulla stampa di Carlo Alberto del 1848 e l’irrigidimento della censura, voluto da Mussolini nel 1934, non modificò sostanzialmente la situazione. Durante il Ventennio uscirono cosí senza ostacoli opere narrative con palesi parodie della dittatura ed evidenti caricature del Duce. La vera svolta si verificò con le leggi razziali del 1938 ma colpí soltanto gli autori ebrei. Questa ricerca analizza il contenuto antifascista di alcune opere di grande popolaritànegli anni del regime e mette in discussione il mito dell’efficienza e della capacità di controllo dello Stato totalitario.Enrico Tiozzo è professore ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Göteborg, in Svezia, dove insegna daoltre quarant’anni. Fra le sue numerose monografie figurano Il romanzo blu. Temi, tempi e maestri della narrativa sentimentaleitaliana del primo Novecento (Aracne, 2004-2006), uno studio critico di tremila pagine in cinque volumi sugliscrittori italiani piú popolari tra le due guerre, e La letteratura italiana e il premio Nobel. Storia critica e documenti(Olschki, 2009), Premio Carducci per la saggistica nel 2010.
pagine: 948
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-548-4347-9
data pubblicazione: Ottobre 2011
editore: Aracne
SINTESI
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