Confronti visuali
Una ricerca interdisciplinare
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SINTESI
A cura di Fabio La Rocca e Marco Pasini.
Si dice che un’opera degna di questo nome è abitata da un’idea ossessiva. Questa piccola sonata di Vinteuil che, in maniera ricorrente, sottolinea una ricerca di cui Proust ha ben mostrato l’aspetto lancinante. Forse è lo stesso per un’epoca data. È un’impronta fondamentale che ne fa la specificità, i caratteri essenziali attraverso i quali essa sarà riconoscibile nei differenti momenti che contrassegnano la storia umana. Così, per quanto riguarda questa postmodernità in corso, questo sarà, nel mio senso, il quotidiano e l’immaginario.
Il quotidiano, sul quale ho insistito da tempo, è questa capacità di saper dire  “si alla vita”. A ciò che è, senza preoccuparsi di quello che dovrebbe essere, o potrebbe essere. Non siamo più in una critica della vita quotidiana, ma in un’affermazione di essa e possiamo quindi comprenderla come substrato sul quale si erige questa maniera di “essere insieme” che è la società.
L’immaginario, da parte sua, potrebbe essere questo cielo di idee che, in una maniera misteriosa, assicura la coesione dell’insieme sociale. Tra l’altro è divertente notare che, durante gli anni, dopo averlo trascurato, negato, ora è una caratteristica sempre più sollecitata. A questo immaginario fanno spesso riferimento la politica, il marketing e l’amministrazione.
Mettendo l’attenzione, in questo modo, sul fatto che non si può cogliere il reale se non a partire da quello che, apparentemente, ne è il contrario: l’irreale.
L’antropologo Gilbert Durand, a partire dagli anni ‘60, ha realizzato un’opera magistrale: Le strutture antropologiche dell’immaginario, mostrando la maniera in cui tutte le opere della cultura e la vita sociale si potevano comprendere solo a partire da un tale angolo d’attacco. L’immaginario come supporto metodologico in qualche sorta. Questo autore ha ben mostrato in cosa questa categoria all’opera in tutte le mitologie, ma anche nell’arte, nella pittura, nella letteratura, nella poesia, è stata stigmatizzata in particolare nella tradizione occidentale. Forse perché essa ha sollecitato il sensibile e non semplicemente la ragione. Da qui scaturisce questa iconoclastia, questa rottura delle immagini, reale o metaforica, che fu una tentazione ricorrente di questa cultura.Contributi di Andrea Mubi Brighenti, Sylvaine Conord, Patrizia Cucchi, Marco Delogu, Patrizia Faccioli, Stefano Gambari, Giovanna Gianturco, Amal Bou Hachem, Douglas Harper, Fabio La Rocca, Nicolò Leotta, Michel Maffesoli, Giorgio Maggi, Francesco Mattioli, Michaël Mayer, Marco Pasini, Elisa Reinhardt Piedras, Nicola Porro, Jean-Martin Rabot.
pagine: 200
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-548-4257-1
data pubblicazione: Settembre 2011
editore: Aracne
rivista: i quaderni di m@gm@ | Numero 4 (2011)
SINTESI
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