Le discriminazioni alla rovescia nel diritto dell’Unione Europea
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SINTESI
Una delle finalità ultime dell’integrazione europea è rappresentata dalla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nel quale è assicurata la libera circolazione delle persone e sono vietate le discriminazioni. Paradossalmente, il riconoscimento dei diritti di mobilità ai cittadini che si spostano sul mercato comune può produrre situazioni di svantaggio per coloro che operano, invece, nell’ambito di un singolo Stato membro. Le disposizioni nazionali che quei diritti comprimono non sono infatti applicabili agli operatori comunitari, mentre conservano la loro portata restrittiva nei confronti delle situazioni interne. Nell’esperienza comunitaria, tale fenomeno prende il nome di discriminazioni alla rovescia. Né l’ordinamento comunitario, né quello nazionale creano consapevolmente questo tipo di situazioni. Eppure, sovrapponendosi, i due sistemi giuridici determinano insidiose diseguaglianze. La rimozione di queste passa attraverso un’applicazione mirata del principio generale di eguaglianza, accompagnata da un’opportuna collaborazione tra Corte di giustizia e giudici nazionali. Il controllo giurisdizionale operato dalla nostra Corte costituzionale in questo ambito rappresenta un modello importante, che potrebbe consentire la censura di ogni discriminazione provocata dall’impatto del diritto dell’Unione sull’ordinamento interno.
pagine: 276
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-548-3424-8
data pubblicazione: Agosto 2010
editore: Aracne
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