Sciopero articolato e prestazioni improduttive
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SINTESI
È ormai acquisito alla cultura giuridica che lo sciopero non ha più limiti di esercizio, se non quelli derivanti dalla necessità di tutelare altri diritti previsti dalla Costituzione. Si può, infatti, considerare definitivamente consegnata alla storia la lunga vicenda sui cosiddetti “limiti interni” allo sciopero, caratterizzata dalle teorie del danno ingiusto e della corrispettività dei sacrifici. La definizione del concetto di sciopero-diritto, e dei suoi limiti, omessa dalla Costituzione, è stata affidata ad una vivace elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, che ha avuto il compito di segnare il confine tra la nozione di sciopero desumibile dall’esperienza storica e comune, e la (più circoscritta) nozione di sciopero “consentita e protetta” dall’art. 40 della Costituzione. D’altra parte, la Costituzione utilizza il termine sciopero senza definirlo, e quindi rinvia al “fatto nella sua essenza, e nei suoi elementi costitutivi, quali emergono dalla esperienza economica-sociale”, ma tali elementi assumono rilievo giuridico attraverso la mediazione della norma, nel contenuto consolidato che essa ha acquisito attraverso l’attività di interpretazione, alla quale è affidato “il compito di risolvere le incertezze di significato che il termine stesso presenta quando viene utilizzato nella lingua naturale dalla quale proviene”.Paolo Pizzuti è ricercatore di Diritto del Lavoro presso l’Università del Molise. Per la Aracne editrice ha pubblicato Sciopero illegittimo e sanzioni (2005).
pagine: 212
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-548-3057-8
data pubblicazione: Febbraio 2010
editore: Aracne
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