Il soliloquio della scopa
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SINTESI
1843: William Henry Fox Talbot immortala in un calotipo un’immagine destinata a diventare celebre nella storia della fotografia: La porta aperta. Un’immagine che impressiona sulla carta nient’altro che una porta socchiusa, dalla quale si intravede un interno buio, con una scopa poggiata contro lo stipite. Una immagine semplicissima, ma talmente suggestiva ed evocativa che ci fu chi vi si riferì parlando di un “soliloquio della scopa”. Capita a volte di avere tanto da dire, una parola per ogni setola della scopa. Parole sul passato e sul futuro, su un presente che sfugge, parole sui sogni e sulle paure, parole su di sé e parole sugli altri. Capita a volte di avere tanto da dire, ma non sapere a chi parlare. Sono le volte in cui ci si sente come la scopa, poggiata contro lo stipite, che si affaccia sull’uscio di una stanza socchiusa. E parla per sé, di quel buio al di là della porta. Ché forse di là, dall’altro lato dell’uscio, c’è nascosto nell’ombra chi ascolta Il soliloquio della scopa. Silvestro Capurso nasce nel 1985 e vive da allora a Molfetta (BA), dove intraprende i suoi primi studi. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, intraprende la carriera universitaria presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Lecce. Attualmente è laureando al corso di Scienze e tecnologie delle arti figurative, della moda, della musica e dello spettacolo. Il soliloquio della scopa è la sua prima pubblicazione.
pagine: 64
formato: 14 x 21
ISBN: 978-88-548-2001-2
data pubblicazione: Settembre 2008
editore: Aracne
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