Salute mentale e immaginario nell'era dell'inclusione sociale
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SINTESI
La società che è in grado di accogliere consapevolmente l’immaginario che la muove è una società in buona salute, capace di affrancarsi da un pensiero ecumenico insofferente ai regimi dell’immagine. Praticare l’immaginario, non limitandosi ad un’attività di disincanto o demistificazione nei confronti dei miti che fondano la nostra società, equivale piuttosto a liberare la tensione dinamica degli antagonismi delle immagini, autorizzandoci a riconquistare l’alterità delle costellazioni immaginarie, riequilibrando tramite il dinamismo delle strutture delle immagini le nostre dimensioni biologiche, psichiche e sociali, riconquistando la speranza insita nella funzione fantastica nel cogliere e migliorare la condizione delle donne e degli uomini rinnovando la nostra visione del mondo. L’esistenza d’equilibri psichici sociali, plurali e differenti, presuppone l’immaginazione simbolica come dinamismo prospettico, fattore d’equilibrio psicologico e sociale che c’interroga sulla salute da un’antropologia simbolica, nel tentativo di riequilibrare la visione di noi stessi, la nostra relazione agli altri e al mondo, sostenendo una maggiore comprensione di quella molteplice complessità, differenziata e politeista, capace di mettere in forma un universo sistemico, stimolando la tolleranza e riabilitando la nozione d’equilibrio.Una socio–antropologia del profondo ci sostiene ulteriormente nel focalizzare e contrastare il tentativo della modernità di trasformare l’esistenza quotidiana in esistenza razionale nel mondo, una trascendenza del sé nel processo d’individuazione con un’accezione negativa alla quale contrapporre la manifestazione dell’invisibile e del mitico che s’incarna nelle nostre anime, ridimensionando una visione propria alla cultura occidentale incapace di riconoscere il valore della trascendenza delle immagini degli individui e delle società.Ritengo pertanto importanti e fondamentali i molteplici rimandi da parte degli autori sulla funzione simbolica rispetto alla salute mentale, sul ruolo dell’immaginazione creativa che riconosce nell’immaginario non una funzione irreale e ingannevole ma una funzione creativa, una concreta modalità per immaginare una trasformazione prendendoci cura di noi stessi e della nostra storia, rielaborando un nuovo ed inedito rapporto ed equilibrio tra realtà psichica e realtà sociale.La questione del ritrovare una nuova armonia collocandoci nella complessità che ci costituisce, rivalutando la funzione dell’immaginario nella ristrutturazione di un nuovo ordine interiore, insieme al processo creativo e di ricerca di senso della funzione fantastica, c’interroga infine sulla vocazione dell’immaginario come forma a priori della speranza nella narrazione e nella poetica di sé in grado di ripensare l’esistenza senza scartare, medicalizzare o anestetizzare la sofferenza, costitutiva della nostra condizione umana ma ridando equilibrio ed armonia alla sofferenza.
pagine: 168
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-548-1277-2
data pubblicazione: Ottobre 2007
editore: Aracne
rivista: i quaderni di m@gm@ | Numero 1 (2007)
SINTESI
INDICE
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