La rivoluzione di Bacco a cavallo dell’Unità d’Italia
Storia della vitivinicoltura italiana all’incontro con i parassiti d’oltreoceano
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SINTESI
Estati calde come quella del 1852 non se ne ricordavano a memoria d’uomo. In mezz’Europa si susseguivano numerosi i casi di morte per “apoplessia” da colpo di calore. Con queste temperature, il lavoro dei campi, già gravoso, doveva essere ancora più penoso, anche per gente avvezza a fatiche da animali come il contadino dell’epoca. Quell’estate, come tutte le altre estati, un agricoltore nei dintorni di Lugano si apprestava ai lavori della vigna. Quell’anno però, Il desolante stato di prostrazione delle viti, sottomesse all’invadenza di un’impalpabile e diffusiva polverina bianca, faceva apparire ogni fatica ancora più frustrante giacché vana, lasciando presagire pessimi raccolti. Fu così che in molte campagne europee si prese atto con sconcerto della comparsa dell’oidio, primo a comparire fra i parassiti della vite e seria minaccia per la sopravvivenza della vite e del vino europeo. Dopo di allora, nel bene e nel male, la vitivinicoltura europea non fu più la stessa. Riportando alla luce fatti e circostanze inedite viene descritto, a tutto tondo, quel travagliato periodo e il successivo percorso di rinascita della vitivinicoltura italiana, nella sua tipica connotazione regionale e fino all’affermazione della pratica fitoiatrica.
pagine: 472
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-255-0211-4
data pubblicazione: Aprile 2017
editore: Aracne
SINTESI
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