Mario Bertoncini
Roma, 27/09/1932


Al Conservatorio e all’Accademia di S. Cecilia si diploma in composizione ed in Perfezionamento in composizione sotto la guida di Goffredo Petrassi (1951/1960) e in pianoforte con Rodolfo Caporali (1948/1956). Nel 1960 visita i Ferienkurse di Darmstadt (seminari di Bruno Maderna) e nel 1962, con una borsa del Ministero degli Affari Esteri, si reca in Olanda (Utrecht) dove, presso il C.E. M., segue i corsi di musica elettronica tenuti da Gottfried Michael Koenig. Dal 1956 attività pianistica concertistica (suona con B. Maderna, M. Rossi e P. Hupperts, tra gli altri direttori) ed alterna la presentazione di musiche del repertorio classico (dai virginalisti elisabettiani a D. Scarlatti, da Satie a Stravinsky, Schoenberg, Bártòk, Stockhausen, Cage, Brown, Feldman, ecc.) a quella delle proprie installazioni sonore. Ottenuto il premio Nicola d’Atri dell'Accademia di S. Cecilia per SEI PEZZI per ORCHESTRA nel 1962 e nel 1965 il premio della Fondation europeènne de la Culture per QUODLIBET, a partire dal 1962 Bertoncini inizia a »preparare« sperimentalmente strumenti acustici secondo tecniche inedite, con o senza l’impiego dell’elettronica dal vivo (QUODLIBET, CIFRE, TUNE, SCRATCH-A-MATIC, EPITAFFIO); dal 1965 al 1972 partecipa all’attività del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza e per tre anni (dal ’69 al ’72) è chiamato a dirigere l’omonima associazione. Dal 1973 al 1975 si reca a Berlino in qualità di »artist in residence« del D.A.A.D. In questo periodo egli comincia a progettare ed a costruire oggetti sonori (»sculture di suono« tese a liberare il concetto di forma sonora dallo svolgimento temporale) basati sul principio dei suoni eolici; tra essi ricordiamo VELE, arpe eolie di grandi dimensioni (sette metri d’altezza), CHANSON pour INSTRUMENTS à VENT, assemblage per arpe e gong eolici per un esecutore, VENTI, per 20 generatori eolici di suono e quaranta esecutori. Nel 1997 ottiene una Borsa di lavoro per lo Studio elettroacustico della Fondazione Heinrich Strobel (SWF di Baden Baden). Verso la seconda metà degli anni sessanta si avvicina al teatro musicale con una serie di lavori (tra cui SPAZIO-TEMPO, rappresentato alla Biennale di Venezia del 1970) nei quali egli propone una relazione funzionale tra tutti gli elementi che concorrono allo svolgimento dell’azione scenica e cui dà il nome di »Teatro della Realtà«. Conseguentemente brevetta nel 1986 il cosiddetto »Choreophon«, un sistema di trasduzione senza contatti del gesto coreografico in suono; nello stesso anno fonda il gruppo VIE insieme con la danzatrice Martina Schaak ed il regista Roberto Capanna. Nel 1992/’93 costruisce e brevetta col nome di »Stabdämpfer« un dispositivo atto a modificare la sonorità degli strumenti ad arco. A lato dell’attività compositiva, costruttiva ed esecutiva Bertoncini coltiva quella letteraria in varie forme: sul finire del periodo scolastico collabora all’Enciclopedia dello Spettacolo Sansoni in qualità di redattore per il teatro musicale del XVIII° secolo e scrive in seguito su commissione della Radiotelevisione Italiana, oltre alla traduzione ritmica di opere scritte originariamente in Inglese, Francese e Tedesco (tra l’altro il »Lindberghs Flug« di Brecht e Weill), più di ottanta recensioni di opere liriche appartenenti a diverse epoche. A partire dal 1976 dedica parte del proprio tempo alla redazione di saggi in forma dialogica ispirata dal dialogo platonico classico; essi sono originariamente scritti in lingua italiana e, in due casi – i dialoghi sono a tutt’oggi nove – anche inglese. Essi trattano quasi esclusivamente argomenti musicali. Dal 1978 ha inizio anche una insospettata attività poetica: da allora ad oggi egli ha scritto circa quattrocentocinquanta sonetti in dialetto romanesco, pubblicandone nel ’90 una scelta di duecento per la Äolus Verlag di Berlino.
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