Adelaide Regazzoni Caniggia
Sapienza Università di Roma

Adelaide Regazzoni nasce ad Albiolo in provincia diComo, in una casa di campagna.
“Ho fatto la prima elementare a Bologna, dove mio padrelavorava, e sulla mia pagella dell’anno 1940 c’eranosette “lodevole” tra cui Lavori donneschi e manuali,Igiene e cura della persona, Disciplina e Nozioni varie.
Quando la maestra fece la domanda: «Cosa volete fareda grandi?», io risposi: l’architetto! E forse non sapevoneanche cosa voleva dire, perché in casa non c’eranoarchitetti, solo il nonno costruiva gallerie in Svizzera enei suoi cantieri portava sempre la nonna con i cinquefigli.
Questa parentela era forse l’unica relazione conquello che sarebbe stato il mio lavoro. Ricordo però miopadre che mi portava, a sei anni, a vedere la grandechiesa di San Petronio a Bologna e insieme alzavamola testa a guardare l’altezza delle volte.
Alla licenza liceale, la media era dell’otto e mezzo ed ero già a Roma,dove il lavoro di mio padre aveva portato la famiglia.Lui mi ha introdotto al Bernini e al Borromini e gli sonomolto grata”.“Poi venne finalmente il momento di iscriversi alla Facoltàdi Architettura! L’unica sede allora era Valle Giulia:area di prati e giardini verdi in mezzo alle Accademie ditante nazioni. Noi allora entravamo dalla scalinata principale,ora chiusa, e dentro c’erano grandi aule luminose.Arrivavo in Facoltà con poche fermate di circolare eincontravo altri studenti, ma poche ragazze”.I primi esami (Analisi, Calcolo, Scienza delle costruzioni,Chimica, Fisica e altro) sono facili: buoni professori,buoni testi e voti ottimi.
I problemi nascono in seguitoai corsi inerenti la Composizione Architettonica. Il primotema da affrontare è la “casa del pescatore”, piccolaabitazione da localizzare dove si voleva. Qualcheassistente consiglia: “Guardate le riviste in biblioteca:Casabella, l’Architecture d’aujourdui etc.”. Non trovandoesempi adatti al suo studio, cerca nel ricordo dellecasette al mare delle Cinque Terre dove andavano ingita, qualcosa a cui rifarsi.
L’anno seguente il tema è un edificio in un lotto vicino avia del Tritone e gli studenti più informati progettano deilavori neoliberty gabettiani; l’architetto elabora il temasolo grazie alle sue capacità nel disegno.
Non riesce a trovare una metodologia di lavoro e non accetta la creativitàsenza ragione che si respira in molti corsi. Cercadi stare con gli studenti migliori, ascoltando molto e allafine l’incontro con alcuni, Paolo Marconi, Paolo Portoghesie Gianfranco Caniggia, le è di grande aiuto. Seguel’insegnamento di Saverio Muratori anche se, perl’arch. Regazzoni, nelle sue lezioni c’era troppa filosofiainsieme all’architettura.Dopo la laurea fa l’Assistente volontario per molti annicon il Professor Renato Venturi, presso il Corso diArchitettura degli Interni e Arredamento, poi diventaAssistente di ruolo e infine, come Ricercatore, ha permolti anni l’incarico di insegnamento di Arredamento eArchitettura degli Interni e in ogni sede ci sono moltistudenti che la ascoltano e con i quali lavora giornateintere. Quando eseguono i rilievi delle loro case, sonoproposti quasi sempre arredi “in stile”, immagini di unacultura che l’architetto tenta di modificare perché aloro non apparteneva. Man mano che le conoscenzesi approfondivano, l’architetto Regazzoni scrive i testidi quella che è per lei la logica da seguire come guidanel progettare.Contemporaneamente esercita la professione e ascoltaCaniggia, era sempre lui che aveva il pensiero piùlimpido e chiaro.Concorsi, tanti, cominciando dal Parlamento di Romafino alla Giudecca di Venezia. Professione vasta, pubblicae privata, molti restauri mirati al recupero dei valoriesistenti e all’utilizzo contemporaneo. Poi conferenzee partecipazioni a convegni in Italia e all’estero. Da ogniviaggio si torna con le mappe geografiche dei luoghi,conservate ora nell’Archivio di Stato di Roma, su cuisono tracciati veloci segni finalizzati alla lettura.“Nell’1987 è morto Gianfranco Caniggia, a 54 anni.Ricominciando il lavoro all’Università, dopo una pausa,sono stata ancora più attenta ai miei studenti, sianel trasmettere le lezioni teoriche, che nella pratica delprogetto; ho seguito molte tesi che conservo con amorenel mio archivio privato”.
I volumi teorici elaborati da entrambi gli architetti sonostati scritti per trasmettere una metodologia di lavorologica e didatticamente chiara e completa.
Progetto dell’edilizia di base, 17 edizioni, è pubblicatoin cinque lingue ed è oggi utilizzato in molte facoltà inItalia e all’estero.
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