André Glucksmann
Boulogne-Billancourt, 19/06/1937


Compie gli studi a Lione, poi alla Scuola normale superiore di Saint-Cloud. Di formazione filosofica, entra al CNRS come specialista della guerra, della dissuasione e della strategia nucleare, lavorando sotto la direzione di Raymond Aron. Nel 1968 pubblica il suo primo libro, Le discours de la guerre, partecipa agli avvenimenti del maggio 1968 come militante maoista e negli anni settanta milita a favore dei resistenti all'oppressione sovietica. Nel 1972 definisce la Francia una "dittatura fascista" in un articolo pubblicato dalla rivista Les Temps Modernes. Nel 1975 pubblica La Cuisinière et le mangeur d'hommes, réflexions sur l'État, le marxisme et les camps de concentration, dove stabilisce un parallelo fra il nazismo e il comunismo. Questo libro, così come Les Maîtres penseurs, edito nel 1977, è un successo editoriale ma suscita numerose critiche in Europa.
Negli anni ottanta pubblica altre opere e segue per la stampa francese la caduta del muro di Berlino. Di norma, giustifica le prese di posizione americane e israeliane in politica estera, soprattutto durante la guerra in Iraq. Nel 2003, dalle colonne del quotidiano Le Monde, fustiga il "campo della pace" e sottolinea che Saddam Hussein dispone di armi di distruzione di massa. Ipotesi rivelatasi poi errata come ammesso[1] dallo stesso presidente americano George W. Bush. André Glucksmann è noto anche per aver appoggiato, con altri intellettuali come Bernard-Henri Lévy, l'intervento della NATO nella Guerra del Kosovo nel 1999.
È conosciuto altresì per il suo sostegno alla causa cecena (dove ha soggiornato illegalmente per un mese) e denuncia regolarmente l'atteggiamento compiacente dei paesi occidentali verso la politica di Vladimir Putin.
Nel gennaio 2007 appoggia alle elezioni presidenziali Nicolas Sarkozy, candidato dell'UMP (Union pour la Majorité Presidentielle). In una tribuna politica pubblicata su Le Monde, il filosofo ritiene che il candidato del centrodestra sia "oggi il solo candidato a essersi impegnato per la Francia del cuore", quella che sostiene i "boat-people vietnamiti che fuggono dal comunismo, i sindacalisti di Solidarnosc imprigionati, i dissidenti russi, bosniaci, kossovari, ceceni".
Rifiutandosi di appoggiare Ségolène Royal, candidata che "rispetta", André Glucksmann critica una sinistra "che si crede moralmente infallibile" ma che ha rinunciato, scrive, alla battaglia ideologica e alla solidarietà internazionale.
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