Marica Bodrožić
Svib, Zadvarje, 03/08/1973


Marica Bodrožić nasce il 3 agosto 1973 a Svib, nell'odierna Croazia. Nel 1983 si trasferisce in Germania, luogo in cui i genitori lavoravano come Gastarbeiter. A Francoforte sul Meno ha modo di studiare antropologia, slavistica e psicoanalisi. Lavora inizialmente come traduttrice, traducendo dall'inglese e dal croato. Scrive testi in prosa, liriche e saggi letterari su autori come Vladimir Nabokov, Elias Canetti, Danilo Kiš, Joseph Brodsky e Marina Zwetajewa, che vengono pubblicati su quotidiani (in particolare sulla «Frankfurter Allgemeine Zeitung») e riviste. Nel 2002 presso la casa editrice Suhrkamp viene pubblicato il suo primo romanzo Tito ist tot, seguito dal suggestivo Der Spieler der inneren Stunde (2005); nel 2007 pubblica il saggio Sterne erben, Sterne färben. Meine Ankunft in Wörtern, in cui Bodrožić descrive con l'affascinante poeticità che contraddistingue la sua scrittura il percorso magico che l'ha portata da una terra all'altra, dall'età tenera della vita alla maturità, da una lingua conosciuta da sempre ad un'altra nuova, ma non meno amata. Sempre nello stesso anno vengono date alle stampe la raccolta di racconti in prosa dal titolo Der Windsammler e la raccolta di poesie intitolata Ein Kolibri kam unverwandelt. Nel 2008 pubblica la traduzione del romanzo Elijahovastolica di Igor Štiks con il titolo Die Archive der Nacht, e la raccolta di racconti Lichtorgeln. La sua pubblicazione più recente è il romanzo Das Gedächtnis der Libellen (2010) pubblicato da Luchterhand. Oggi Marica Bodrožić vive come libera scrittrice a Berlino.
Fra il 2001 e il 2005 riceve riconoscimenti prestigiosi quali l'Adalbert Stifter-Förderpreise i premi della Robert Bosch-Stiftung e della Konrad-Adenauer-Stiftung. Nel 2007 riceve il premio letterario dall'Akademie der Künste di Berlino. Nello stesso anno lavora in collaborazione con Katja Gasser per un documentario trasmesso dal canale tedesco 3Sat dal titolo Das Herzgemälde der Erinnerung. Eine Reise durch mein Kroatien, di cui è anche sceneggiatrice. Nel 2008 riceve l'Initiativpreis Deutsche Sprache.
Ciò che emerge dagli scritti di Bodrožić è un'attenta riflessione sulla lingua di origine come estremo criterio di appartenenza, come slancio e al tempo stesso freno per affrontare quei confini che la storia impone all'esistenza individuale: la lingua come motore per superare le barriere e le frontiere, come ritorno costante e spesso sofferto a un'infanzia e magari a un paese che non c'è più. Questa è la linea su cui si muove Bodrožić che fa del tedesco la sua seconda Muttersprache. Punto focale e chiave di lettura delle sue opere è proprio la lingua, caparbia e ostinata. E questa “sua” lingua è il tedesco con cui descrive la storia e il presente sia della Dalmazia che della Germania.
Temi ricorrenti delle sue opere sono il ricordo, la lingua, l'identità, la natura, la memoria e l'immaginazione di un ponte ipotetico tra le due culture.
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