GLI ARACNIDI
RACCONTI BREVI, SPAZIO DEDICATO A PICCOLE STORIE INEDITE
2° classificato al II edizione
Visione d’insieme
di Marco Maria Boccacci

     




Sono uno spazio sospeso tra l’acqua e il cielo, che unisce un’isola alla terra ferma. I pini alti e ombrosi che mi lambiscono da una parte sono il ricamo scuro oltre il quale tutto diventa liquido e libero… oltre quei pini c'è il mare aperto. Dalla parte opposta la fitta vegetazione di canne e campanule viola accarezza dolcemente e suona il vento sopra le acque stagnanti e colorate della laguna. Un’acqua che resta, piena di vita, immobile.
Una linea di confine che cuce insieme due dimensioni così differenti. Due mondi acquatici dove le stesse molecole si legano e combinano in modi decisamente differenti, creando ciò che resta e ciò che cambia.
Io sono quel tombolo di terra. Sono emerso e sto lì. Sono anni e anni che ospito sopra di me roulotte, ville, pinete, fenicotteri, innamorati, giovani e vecchi. E bambini. Ah, i bambini adorano venire qui e correre sulla mia schiena. Bagnarsi al mare ed uscire lanciando gridolini di gioia. Certo non mancano anche discussioni vicine alle mie orecchie. E dolori.
Gente che viene a passare momenti di leggerezza. Gente che viene a passare davanti al mare gli ultimi giorni della sua vita. E allora mette nelle camere da letto dischi melanconici che fanno tremare ogni singolo granello di sabbia. E tutti si spostano, dalla laguna a vedere le albe, al mare a fissare i tramonti. E guardano le barche leggere prendere il largo da una parte e i fenicotteri rosa che tornano a nidificare dall’altra.
Il mio dorso è attraversato da una strada dritta e scura circondata dal profumo della vegetazione mediterranea. E di notte sono illuminato dalle stelle più grosse e da pianeti lontani. Come un enorme corpo umano riversato a prendere il fresco a pancia in giù, con le braccia in acqua e le mani nella sabbia, me ne sto addormentato aspettando l’alba. Le stelle di notte qui si vedono benissimo, perché tutto è buio. Un buio scuro e intenso. Che non fa paura ma rassicura, protegge, nasconde. Tutta la notte macchine piene di giovani in gruppo o da soli corrono a casa dopo una serata o lentamente si avviano da qualche parte. E io posso sentire la musica uscire dai finestrini e intuire dalla velocità delle ruote se, chi sta guidando, sta osservando il mondo intorno o sta pensando solo alla meta.
Lungo il mio fianco destro, dal mare aperto, le correnti portano un poco di tutto. Tronchi, qualche bottiglia, ma per la maggior parte residui vegetali e conchiglie che disegnano, arrivate sfinite sulla spiaggia, delle piccole vie lattee sinuose e colorate.
Ho conosciuto animali persone e piante. Vengono e vivono sospesi per un po’ in questo spazio speciale. In questo equilibrio unico.
Quando i fenicotteri arrivano per il periodo primaverile tutta la laguna si tinge del loro rosa intenso. I colori della luce mischiati al piumaggio di questi uccelli trasformano lo specchio d’acqua in un tramonto orizzontale senza uguali. Sui pontili attaccati ai miei fianchi molti innamorati passano le ore a guardarli. Quegli uccelli venuti da lontano. Che in quello spazio si sentono protetti e fanno sosta prima di ripartire.
Sulle mie spalle hanno costruito un piccolo porto. Un rimessaggio di barche. Un luogo di arrivi e partenze. Imbarcazioni piccole adatte a esplorazioni che di solito non superano le misteriose calette dell’isola. Dove il mare fa suonare le onde contro le rocce scure della costa. Signori anziani spesso pur non usando più la barca la vengono a manutentare. Con amore e cura. Come con qualcosa di sacro. E puliscono lo scafo, sistemano le vele e le legano bene all’albero, con cura annodano e raccolgono i sagolini. Piccoli tempi sacri della libertà.
Associazioni ambientaliste proteggono lunghi tratti del mio corpo. E fanno miracoli. Non infastidiscono gli animali e conservano, salvandolo dall’uomo, il paesaggio. Per questo tutto sembra vivere in un equilibrio e in un’armonia particolare. Su di me in qualche modo l’uomo capisce che accade qualcosa di magico e misterioso. Si sente accolto ma mai padrone assoluto. E forse alla fine si sente meno solo e più curioso. Le persone spesso passeggiano con le loro bici o a piedi. E svoltano di qua e di là per guardare bene a ogni incrocio cosa può essere scoperto. Ciascuno fa il suo piccolo itinerario e io lo porto sul dorso. I venti che soffiano dalla laguna o dal mare gli indicano la strada a seconda delle ore del giorno. Come delle gentili guide sembrano dire… più in qua starai bene fidati! A volte alcuni trovano l’antico casale spagnolo del 1300 nascosto vicino ai rovi di more che crescono in armonia con gli eucalipti sopra alle correnti alustri sul mio fianco sinistro. Si chiedono tutti cosa sia quell’edificio magnifico dall’atmosfera sospesa nel tempo e fantasticano sui fatti e i personaggi che potrebbero aver attraversato le stanze della dimora. Io lo posso dire perché lo so. Ma a loro no. Non mi udirebbero. Lì ci hanno abitato due persone che si sono amate moltissimo. Secoli e secoli fa. La loro vita fu lunga e piena di eventi che adesso non ricordo bene (gli anni passano anche per un tombolo di terra in fondo). Ma ricordo che si dissero un giorno che si sarebbero amati per sempre. Così fu. E quando morirono praticamente assieme a qualche giorno di distanza fu fatto il loro volere, e il casale divenne un centro agricolo con il compito di preservare quel luogo dalla distruzione affinché conservasse in sé tutte le meravigliose specie animali e vegetali che avevano accompagnato la vita della coppia. Comunque nei secoli storie d’amore, di amicizia, di solitudine, di rabbia si sono susseguite. Insomma molto è successo sulla mia schiena. E io ho imparato che in fondo gli esseri umani non sono molto diversi da me. Anche loro hanno le loro lagune e i loro mari aperti, le strade percorribili e quelle sterrate. I boschi da esplorare e i viali di campanelle che al tramonto si muovono in modo diverso a seconda che sia maestrale o che sia scirocco.
Il mio linguaggio chiaramente rimane muto per molti come dicevo poco fa. Ma se potessi parlare vorrei consigliare di guardare un po’ a destra e un po’ a sinistra quando mi attraversate. Prendete tempo mentre andate al mare o sfrecciate nelle piccole o grandi case che avete arroccate romanticamente sul grande promontorio. Rallentate un poco e guardate dai finestrini… o fate una passeggiata. E perdendovi dentro gli spettacoli che la mia natura offre cercate dentro di voi la visione d’insieme. Specialmente agli uomini lo direi. Agli animali no. Quelli si sa seguono l’istinto. Chi gli sta appresso. Sì lo direi agli esseri umani. Li vedo così fragili e coraggiosi. È così difficile comunicare con loro. Voglio loro bene in fondo.
Informativa      Aracneeditrice.it si avvale di cookie, anche di terze parti, per offrirti il migliore servizio possibile. Cliccando 'Accetto' o continuando la navigazione ne acconsenti l'utilizzo. Per saperne di più
Accetto